Associazione Antiracket Antiusura G. Giordano - Fai
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Renzo Caponetti

Per fare meglio comprendere le motivazioni che hanno portato alla nascita dell'Associazione Antiracket Gaetano Giordano di Gela mi corre l'obbligo di fare un passo indietro negli anni e ritornare agli anni 80.

A Gela in quegli anni "Cosa Nostra" e "Stidda" dettavano legge: l'imposizione del pizzo era un dato sistematico ed ineludibile con cui dovevano scontrarsi tutti coloro i quali decidevano d'intraprendere qualsiasi genere di attività commerciale o imprenditoriale e chi non lo pagava veniva, dapprima fatto oggetto delle più atroci rappresaglie, e poi "eliminato".

Alla "richiesta" del pizzo non veniva quindi risparmiato nessuno neanche lo scrivente, il quale, comunque, decide, non solo di denunziare subito i suoi estortori, ma persino di convincere anche gli altri imprenditori, suoi amici – che sapeva essere vessati , a farlo.

Nel 92 però le consorterie mafiose uccidono Gaetano Giordano e pongono così una grave battuta d'arresto a tale progetto,l'uccisione di Giordano se però sortisce l'effetto di sfaldare il gruppo con la strategia del terrore, non ottiene certo quello di far desistere lo scrivente dal suo intento di opporsi alle organizzazioni criminali e, soprattutto, di riuscire ad associare gli imprenditori contro di esse. La perdita di Gaetano sarà, anzi, un impulso ulteriore in tal senso.

L'Associazione Antiracket "Gaetano Giordano" di Gela quindi nasce nel 2005 grazie alla volontà di pochi imprenditori e delle istituzioni locali i9ntese come connubio tra forze dell'Ordine e Magistratura e sin dalla sua nascita e sino ad oggi ha avuto come suo obbiettivo il fare crescere l'associazione tanto da renderla un modello da prendere ad esempio per tutte quelle realtà in cui gli imprenditori vengono taglieggiati dalle consorterie mafiose.

Ad oggi sono più di 150 gli imprenditori che hanno deciso di prestare la propria collaborazione e tutto ciò si è potuto realizzare grazie all'intervento ed alla esposizione personale del suo Presidente il quale ha cercato di trasmettere loro il vero significato del rispetto delle regole.

Non può e non deve apparire semplice convincere gli imprenditori, sottoposti al racket delle estorsioni e dell'usura a scendere personalmente in campo e decidere di affrontare de visu i loro estortori in pubbliche udienze.

Ma la coscienza ritrovata grazie soprattutto al coraggio di coloro che assistono gli imprenditori personalmente sia nella fase relativa alla denuncia presso gli organi di P.G. al fine che gli stessi non si sentano soli e poi nella fase giudiziaria vera e propria ha fatto sì che ormai diversi sono i procedimenti incardinati nei confronti di diversi esponenti della stidda e di cosa nostra con diverse condanne anche con sentenze passate in giudicato.

La presenza di una associazione antiracket che funziona veramente ha il grande merito di facilitare, e la macchina investigativa, e quella della magistratura, Il modello tracciato dalla associazione antiracket è diventato ormai un modello da seguire per tutti coloro che vogliono intraprendere la lotta per sconfiggere le mafie.

In tal senso occorre evidenziare che gli oltre 150 imprenditori accompagnati alla denuncia, le 60 operazioni investigative con coinvolgimento attivo dell'Associazione (fra cui val la pena di menzionare quelle denominate "Fenice", "Agorà", "Rewind", "Musa", "Inferis", "Wearold way", "Orcinus", "Cerbero", "Tetragona" e "Casa nostra") e tante altre ancora, a favore delle vittime di mafia; più di 90 progetti di promozione culturale antimafia; più di 20 encomi ed attestazioni rilasciati dalle più alte Cariche dello Stato a Caponetti quale Suo Presidente, sono numeri che parlano da soli e che, da soli, attestano l'assoluta rilevanza storica dell'opera dell'Associazione, un'opera che ha determinato un cambiamento radicale della coscienza civile a Gela, e che ha fatto nascere il "Modello Gela"

Il Presidente
Renzo Caponetti