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Rifiuti ed estorsioni, l’antiracket ha denunciato anche in Liguria: “Serve alzare la guardia”

Rifiuti ed estorsioni, l’antiracket ha denunciato anche in Liguria: “Serve alzare la guardia” Rifiuti ed estorsioni, l’antiracket ha denunciato anche in Liguria: “Serve alzare la guardia”

Si sono rivolti all’associazione antiracket “Gaetano Giordano” e in carcere è finito anche un importante imprenditore del settore rifiuti, il quarantanovenne Pier Paolo Pizzimbone, tra i fondatori della Biancamano, una delle principali aziende italiane di questo comparto. I titolari della ragusana Ecoseib e delle agrigentine Icos e Ecoin, aziende che hanno costituito la società consortile Alassio Ambiente (titolare dell’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel comune savonese) avrebbero ricevuto richieste di soldi, cifre per circa ottomila euro al mese, e sarebbero stati costretti a stipulare un contratto di consulenza (stando alle accuse fittizio), con un uomo vicino a Pizzimbone, l’imprenditore settantenne Mario La Porta.

Il presidente dell’antiracket “Gaetano Giordano” Renzo Caponetti, dopo aver ricevuto la segnalazione dagli imprenditori siciliani, si è subito rivolto alla questura di Savona. Sono partite le indagini dei poliziotti della mobile savonese e di quella genovese. Vicende che fanno emergere l’enorme interesse economico che si concentra sul settore dei rifiuti e che l’antiracket “Gaetano Giordano” continua a monitorare, come ha già fatto con l’imprenditore Giuseppe Romano, a sua volta vittima di presunte richieste estorsive, sia a Noto che a Naro. “Quello che preoccupa è lo schema messo in atto – dice l’avvocato Giuseppe Panebianco che segue l’antiracket e la Fai – parliamo di un importante imprenditore del settore, già socio di un’azienda che gestisce appalti in diverse regioni italiane. Anche per questa ragione, bisogna alzare la guardia e segnalare subito eventuali richieste anomale. Ormai, la nostra associazione viene riconosciuta anche fuori dal territorio locale e tanti imprenditori ci contattano”.

L’antiracket “Gaetano Giordano” da tempo ha oltrepassato i confini siciliani ed è stata anche ammessa come parte civile dal gup del tribunale di Roma nel giudizio avviato dopo l’inchiesta antimafia “Druso”, incentrata sul ruolo del gruppo Rinzivillo nella capitale. “Questa volta sono colletti bianchi – dice Caponetti – e anche le modalità delle imposizioni mi hanno meravigliato. Bisogna sempre denunciare. Ad oggi sono quasi 192 gli imprenditori che abbiamo accompagnato a denunciare. Fino ad oggi, nessuno ha mai subito ritorsioni. Bisogna avere fiducia”.

Fonte: quotidianodigela.it

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