Associazione Antiracket Antiusura G. Giordano - Fai
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Operazione "Free Car"

Il Gico della Guardia di Finanza di Caltanissetta, insieme al personale della Compagnia di Gela, ha eseguito sedici ordinanze di custodia cautelare, disposte dal GIP nisseno Paolo Andrea Fiore, richieste dalla locale procura della Repubblica, nei confronti di appartenenti a gruppi mafiosi di Gela, alcuni dei quali già in carcere.

Operazione "Cayenne"

Hanno pagato il pizzo per almeno undici anni, dal 1994 al 2005, consegnando ogni mese un milione e 250 mila lire e poi 700 euro con l'ingresso della moneta europea. Ma gli imprenditori Salvatore e Rocco Luca, padre e figlio, erano costretti anche a vendere auto sotto costo e a soddisfare richieste una tantum da parte dei clan mafiosi, soprattutto durante le feste, anche fino a 2.500 euro. L'incubo per i titolari della concessionaria 'Lucauto' di Gela è finito grazie alle indagini della polizia di Stato.

Operazione "Cerberus"

Imponevano il pagamento di tangenti e l'assunzione di operai ad imprenditori locali, le 12 persone arrestate questa mattina dalla Squadra mobile di Caltanissetta.

Operazione "Biancone"

È in corso a Gela una operazione antiracket della Squadra Mobile di Caltanissetta per eseguire 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Caltanissetta Giovambattista Tona.

I provvedimenti restrittivi, richiesti dalla Dda nissena, sono stati emessi per i reati di estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso, in danno di un operatore commerciale di Gela.

L'operazione "Biancone", che origina da indagini della Squadra Mobile nissena e del Commissariato di Gela, colpisce reggenti ed affiliati di entrambe le consorterie criminali mafiose di Gela di Cosa nostra e della stidda, che gestiscono, di comune accordo, il racket delle estorsioni nella città.

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Operazione "Munda mundis"

Operazione Munda mundis: 13 arresti per il "pizzo" sulla gestione del ciclo dei rifiuti, condotta dalla polizia di Stato di Gela su una presunta infiltrazione mafiosa nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Gli arrestati sono ritenuti responsabili di estorsione consumata, continuata, in concorso, aggravata dal metodo mafioso, e dal danneggiamento seguito da incendio.

Operazione "Civetta"

Avrebbero chiesto il pizzo tre volte l'anno, in concomitanza con le festività natalizie, pasquali e ferragostane. La somma richiesta era di tre milioni delle vecchie lire, poi convertita in euro. La vittima, il titolare di un'attività di ristorazione, sarebbe stato costretto a pagare. altrimenti avrebbe dovuto abbassare, la saracinesca del proprio negozio. Erano soliti presentarsi personalmente, ma una delle ultime richieste sarebbe stata avanzata utilizzando il classico pizzino: "Non ti dimenticare di noi".

Operazione "Nibbio"

Per cinque mesi, dal settembre del 2005 fino al febbraio scorso, avrebbero insistentemente chiesto il pizzo ad un commerciante del luogo, titolare di un rinomato pub al lungomare Federico II di Svevia.  Gli avrebbero chiesto continuamente la somma di 1500 euro, in contanti, come quota fissa mensile, minacciando in caso contrario di incendiargli il locale e riservandosi di ripassare per riscuotere la tangente.

Operazione "Mantide"

Cosa nostra e Stidda, dopo la guerra di mafia che ha imperversato a Gela, avevano raggiunto al loro interno un accordo ben preciso. Entrambe le cosche, dopo aver stretto il patto di ferro, avevano deciso di taglieggiare le aziende in totale sintonia. Questo lo spaccato che emerge dall'operazione "Mantide", che ha portato in carcere dieci persone, tutte di Gela, fra boss e gregari affiliati alle due cosche che controllano il territorio, tutti personaggi già noti alle cronache giudiziarie.

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