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Operazione "Go Kart"

L'operazione oggi eseguita – a coronamento di indagini condotte dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Enna e della Compagnia Carabinieri di Nicosia e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanisetta – ha colpito le famiglie delle organizzazioni di stampo mafioso - "Cosa Nostra" e "Clan Cappello" - che hanno operato in modo sanguinoso per il controllo dei Comuni al confine tra la Provincia di Enna e la Provincia di Catania, in particolare, Catenanuova, Regalbuto e Centuripe.

Malgrado una popolazione di soli 5.000 abitanti, Catenanuova è stata teatro, a partire dal 1995 circa, di sette omicidi di stampo mafioso e tre casi di lupara bianca, a seguito di contrasti interni alle organizzazioni criminali e poi tra le diverse organizzazioni.

L'operazione "Fiumevecchio", eseguita nel corso del 2011, aveva portato all'arresto per il reato di associazione mafiosa, tra gli altri, di PASSALACQUA Filippo, ritenuto capo carismatico di un' articolazione del Clan Cappello operante a Catenanuova, che aveva assunto il controllo del paese dopo l'attentato all'uomo d'onore RICCOMBENI Prospero e dopo l'eliminazione di PRESTIFILIPPO CIRIMBOLO Salvatore ucciso il 15 luglio 2008. Per quest' ultimo delitto è in corso il processo a carico del predetto PASSALACQUA Filippo e del cognato SALVO Giovanni Piero, vertice di una squadra del Clan Cappello di Catania, operante nel quartiere di Librino.

Dopo gli arresti dell'operazione Fiumevecchio, che avevano indebolito la squadra di PASSALACQUA riconducibile al Clan Cappello, i vecchi uomini di Cosa Nostra tentavano di riorganizzare la famiglia a Catenanuova. A tal fine LEONARDI Salvatore, detenuto attualmente al 41 bis, dava incarico, nei primi mesi del 2012, al cugino LEONARDI Prospero ed al cognato DRAGO Angelo, (quest' ultimo tra gli odierni arrestati) di riportare Catenanuova sotto il controllo di Cosa Nostra. Il tentativo di LEONARDI Prospero, che già aveva preso contattati con esponenti mafiosi di altri centri, aveva avvisato alcune persone sottoposte al "pizzo" della nuova leadership e aveva intimato agli esponenti del gruppo di PASSALACQUA Filippo di ritirarsi e di lasciare alla sua organizzazione il controllo del territorio, veniva stroncato il 23.05.2012, con l'uccisione dello stesso LEONARDO Prospero ed il ferimento di DRAGO Angelo. Nello stesso attentato si salvava fortunosamente Salvatore DI GIOVANNI, al quale il LEONARDI Prospero aveva chiesto aiuto per il suo progetto criminale.

Da quel momento la squadra criminale riconducibile al Clan Cappello prendeva il controllo assoluto del territorio.

Le indagini si sono avvalse dell'apporto di due collaboratori di giustizia, MAVICA Antonino, uomo d'onore poi transitato nella squadra di PASSALACQUA Filippo, che ha iniziato a collaborare nel luglio 2012 dopo l'uccisione del cognato LEONARDI Prospero e del predetto DI GIOVANNI, che ha iniziato a collaborare la notte stessa dell'uccisone del LEONARDI Prospero. Tuttavia gran parte degli elementi di prova sono stati acquisiti grazie a numerosissime attività tecniche corredate da servizi di O.C.P. (osservazione, controllo e pedinamento) arresti in flagranza per reati in materia di stupefacenti, sequestri.

Si è evidenziata una profonda differenza tra gli interessi criminali della vecchia famiglia di Cosa Nostra e quelli della nuova organizzazione criminale di Catenanuova legata al Clan Cappello.

Cosa Nostra controllava il territorio, assicurandosi i proventi illeciti prevalentemente attraverso l'attività estorsiva ed operando solo occasionalmente nel settore degli stupefacenti. L'articolazione costituita a Catenanuova dal clan CAPPELLO aveva inizialmente "rilevato" l'attività estorsiva di Cosa Nostra, che permetteva alla famiglia ed ai catanesi del clan CAPPELLO (in particolare della squadra di SALVO Giampiero) un introito annuo di circa trenta mila euro (in particolare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia catanesi D'AQUINO e PETTINATI), ma progressivamente aveva spostato la sua azione sulla gestione quasi integrale del traffico di stupefacenti, che garantiva ampi profitti anche agli esponenti catanesi del clan CAPPELLO. Negli ultimi due anni, infatti, il traffico di stupefacenti risulta essere diventato l'attività principale e maggiormente redditizia.

Tuttavia, ancora nell'estate del 2013, i vertici catanesi del clan CAPPELLO ratificavano la nomina di VENIA Salvatore quale esponente dell'associazione specificamente incaricato della attività di riscossione delle estorsioni. In ogni caso, secondo quanto è emerso dalle indagini, l'interesse dei vertici catanesi del clan CAPPELLO non era quello di assicurarsi i proventi, peraltro presumibilmente non particolarmente ingenti delle attività estorsive sul territorio, ma quello di far sentire in maniera tangibile la presenza di un'organizzazione mafiosa capace di controllare il paese, in modo da "avere una spalla" anche a Catenanuova.

Il reale interesse dell'organizzazione mafiosa era quello di assicurarsi il monopolio assoluto per la vendita degli stupefacenti in un paese di confine, dove potevano arrivare acquirenti sia dai paesi della provincia di Catania sia da paesi della provincia di Enna

Attraverso "squadre" specificamente organizzate, gli esponenti di Catenanuova del Clan CAPPELLO, avvalendosi del controllo mafioso esercitato sul territorio, hanno potuto gestire lo spaccio degli stupefacenti (della marijuana e dello SKUNK in particolare) escludendo ogni "concorrenza" ed assicurandosi, con metodi mafiosi, un monopolio di fatto, che ha garantito a loro ed ai loro referenti catanesi, fornitori dello stupefacente, tutti inquadrati nel clan CAPPELLO, consistenti profitti.

In particolare nell'ambito dell'unica articolazione di Catenanuova del clan CAPPELLO, venivano organizzate due distinte squadre che trattavano gli stupefacenti; la prima faceva capo a TIRENDI Salvatore e TIRENDI Antonio (dopo l'uscita di scena di PASSALACQUA Filippo), entrambi contemporaneamente organizzatori della squadra che si occupava del traffico dello Skunk ed affiliati dell'associazione mafiosa; l'altra squadra , che si occupava anche di cocaina secondo i collaboratori di giustizia, faceva capo a PASSALACQUA Gaetano, anch'egli simultaneamente organizzatore della squadra degli stupefacenti e affiliato della stessa organizzazione mafiosa.

Nel corso delle indagini sono stati eseguiti vari sequestri di marijuana e Skunk. In particolare nel febbraio 2013 TIRENDI Salvatore ed il figlio Carmelo venivano tratti in arresto con 2 Kg. di Skunk.

Nell'agosto del 2013 uno dei fornitori catanesi tale SAPUPPO Ignazio lasciava in un luogo convenuto nelle campagne nei pressi del kartodromo dei TIRENDI 1 Kg di marijuana all'interno di un cuscino, a disposizione della squadra finalizzata al traffico di stupefacenti, diretta in quel momento da Antonio TIRENDI.

Tuttavia i Carabinieri arrivavano prima dell'organizzazione a recuperare lo stupefacente che dunque non veniva rinvenuto dagli affiliati di Catenanuova che iniziavano a cercalo freneticamente, tentando di individuare coloro che avrebbero potuto rubarlo.

Malgrado ciò la fiducia tra i fornitori catanesi e la squadra di Catenanuova non si incrinava in nessun modo a dimostrazione di un legame criminale serio e consolidato.

Con le recenti indagini è stato possibile, da una parte, di delineare l'organico dell'articolazione del "Clan CAPPELLO" operante a Catenanuova, facente riferimento al detenuto PASSALACQUA Filippo ed attualmente dominante nel territorio, malgrado lo stato di detenzione del suo temuto capo. Dall'altra si è riusciti completare, anche grazie all'apporto dei collaboratori di giustizia di Catenanuova già citati, il quadro dei soggetti inseriti nella famiglia di "Cosa Nostra" sin dagli anni 90, alcuni dei quali già colpiti da precedenti ordinanze e da sentenze di condanna. Su questo versante si è potuto fare luce sulla ventennale attività estorsiva posta in essere dalla famiglia di cosa nostra sin dagli anni 90; tale attività criminale era stata ereditata e fatta propria intorno al 2007 dall'articolazione del clan CAPPELLO capeggiata da PASSALACQUA Filippo. Alcuni imprenditori, hanno ammesso, a fronte delle stringenti contestazioni, di aver pagato la messa a posto sin dagli anni 90 ai vari "Boss" che si sono succeduti (tra questi anche l'ucciso PRESTIFILIPPO CIRIMBOLO Salvatore). Altri, hanno negato anche perché secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dalle attività tecniche di indagine, di fatto "vicini" alle organizzazioni criminali.

LE INDAGINI SU REGALBUTO

La parte dell'indagine su Regalbuto, dove è stata dimostrata l'esistenza di una articolazione consistente di cosa nostra ennese, ha preso avvio dall'azione di contrasto al traffico di stupefacenti operata dalla locale compagnia Carabinieri. I successivi sviluppi investigativi hanno portato alla individuazione di diversi esponenti della famiglia mafiosa locale, tutti dediti oltre che al traffico di stupefacenti, anche alle estorsioni. È stato dimostrato come gli esponenti di vertice di un tempo, identificati nelle indagini in Militello Enzo e successivamente in Raisi Salvatore, deceduto durante le indagini, siano stati sostituiti da nuove leve, tra le quali gli elementi principali sono certamente i fratelli ARCODIA PIGNARELLO Antonio e Sebastiano, e SCHILLACI Silvestro, che si sono avvalsi di numerosi soggetti con i quali venivano commesse le attività di spaccio e le estorsioni. Tra questi vanno menzionati SCRAVAGLIERI Vito, CATALANO PUMA Mario, CARDACI Samuele e PINTAUDI Davide. Altri ragazzi sono stati utilizzati di volta in volta come manovalanza sia per lo spaccio al minuto che per la commissione di incendi.

Le attività tecniche, che hanno messo in luce i legami dell'associazione mafiosa di Regalbuto con la città di Catania e con altri centri dell'ennese, hanno portato ad accertare l'interessamento della criminalità mafiosa catanese ed in particolare di SCALIA Mario, vicino al clan Santapaola, al mercato degli stupefacenti dei paesi limitrofi della provincia di Enna. Inevitabile, si è quindi profilato tra l'estate e la fine del 2009 il contrasto con gli esponenti del clan Cappello che avevano preso il controllo del vicino centro di Catenanuova. Sono gli stessi collaboratori MAVICA e DI GIOVANNI a descrivere con particolari che hanno trovato ampio riscontro, un incontro per dirimere il contrasto avvenuto a Catenanuova tra uomini di cosa nostra regalbutese e i membri del clan Cappello venuti a Catenanuova, incontro avvenuto prima dell'arresto di Passalacqua Filippo, e che finisce con il lasciare il paese di Regalbuto a cosa nostra ennese, senza spargimento di sangue proprio per tale evento.

Alle dichiarazioni dei due collaboratori, oltre a numerosissime intercettazioni telefoniche ed ambientali, si sono affiancata da un lato le involontarie propalazioni di Leonardi Salvatore e della moglie Cicero Agata, che nei loro colloqui in carcere intercettati nel 2010 accennano esplicitamente alla situazione di Regalbuto ed ai fratelli Arcodia, e le dichiarazioni di un giovane spacciatore consumatore di Regalbuto – Minissale Alessandro – che avendo recentemente deciso di lasciarsi alle spalle i guai giudiziari già subiti ha iniziato dapprima spontaneamente, e poi in conseguenza delle minacce ricevute dagli associati, a raccontare fatti ed episodi dei quali egli stesso è stato protagonista per conto degli associati Arcodia Tony ed in particolare Schillaci Silvestro detto Silvio.

Di rilievo appare in particolare la sua confessione dell'incendio a scopo intimidatorio di un azienda di produzione di prodotti in p.v.c. per l'agricoltura, avvenuto nella notte tra il 24 ed il 25 agosto del 2011 ed ancora la confessione di altro incendio a scopo estorsivo, nonché le sue dichiarazioni circa l'attività di spaccio operata per il gruppo mafioso ed in particolare per il duo Schillaci – Arcodia Pignarello.

Di particolare rilievo per la dimostrazione della finalità estorsiva dell'associazione è comunque la collaborazione prestata da alcune delle persone offese, che hanno consentito di chiudere, con le loro dichiarazioni, il quadro indiziario a carico dei personaggi di spicco dell'associazione mafiosa di Regalbuto.

L'operazione è stata denominata "Go Kart" in quanto il centro direzionale del traffico di stupefacenti a Catenanuova da parte della squadra dei TIRENDI si svolgeva nei pressi della pista di "Go Kart" gestita dalla famiglia TIRENDI.

SOGGETTI FACENTI PARTE DELL'ASSOCIAZIONE "COSA NOSTRA" FAMIGLIA DI CATENANUOVA – GRUPPO LEONARDI SALVATORE

1. LEONARDI Salvatore, nato a Catania il 17.06.1966, in atto detenuto presso la Casa Circondariale dell'Aquila in regime dell'art. 41 bis Reg. Pen;
2. MARLETTA Salvatore, nato a Catania il 02.07.1959, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Caltanissetta;
3. CHISARI Salvatore, nato a Paternò (CT) il 21.03.1977, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di San Cataldo (CL);
4. RICCOMBENI Prospero, nato a Catania il 03.12.1971, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Caltanissetta;
5. DRAGO Angelo, nato a Siegen (D) il 17.02.1970, residente a Catenanuova (EN);
6. RUSSO FANO Sebastiano, nato a Catania il 27.02.1975, residente a Cesano Maderno (MB) .

SOGGETTI FACENTI PARTE DELL' ARTICOLAZIONE DEL CLAN CAPPELLO OPERANTE A CATENANUOVA

1. PASSALACQUA Filippo, nato a Catenanuova (EN) il giorno 1 gennaio 1980, residente a Catania, in atto ristretto presso la Casa Circondariale di Milano Opera in regime dell'art. 41 bis Reg. Pen.;
2. PASSALACQUA Gaetano, nato a Catania il 28.09.1978, residente a Catenanuova (EN);
3. CARDACI Orazio, alias "favi frischi", nato a Paternò (CT) il 10.10.1980, residente a Catenanuova (EN);
4. VENIA Salvatore, alias "faccia di vecchia", nato a Catenanuova il 15.06.1962, ivi residente,
5. SACCONE Antonino, nato a Regalbuto (EN) il 06.07.1973, residente a Catenanuova (EN) ;
6. GUAGLIARDO Stefano, nato a Enna il 20.12.1983, residente a Catenanuova (EN),
7. TIRENDI Salvatore, nato a Catenanuova (EN) il 18.12.1965, ivi residente, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Caltanissetta;
8. TIRENDI Antonino, nato a Enna il 27.05.1990, residente a Catenanuova (EN);
9. TIRENDI Carmelo, nato a Catania il 27.09.1994, residente a Catenanuova (EN), celibe, già agli arresti domiciliari.

TRAFFICANTI CATANESI COLLEGATI AL CLAN CAPPELLO, FORNITORI DELLA SQUADRA DEI TIRENDI

1. FINOCCHIARO Rocco, nato a Catania il 04.12.1974, ivi residente, fioraio;
2. SAPUPPO Ignazio, nato a Catania il 17.12.1968, ivi residente,
3. CAVALLARO Sebastiano, nato a Catania il 02.01.1992, ivi residente;
4. FINOCCHIARO Alessio, nato a Catania il 29.071994, ivi residente,
5. SCALISI Antonino, nato a Biancavilla (CT) il 21.05.1988, residente ad Adrano (CT),
6. SCALISI Nicolò, nato a Adrano (CT) il 27.11.1955, ivi residente;
7. SCALISI Valerio, nato a Biancavilla (CT) il 14.07.1990, residente ad Adrano.

ALTRI FORNITORI DELLA SQUADRA DEI TIRENDI

1. FIORENZA Mariano, inteso "Don Mario" nato a Centuripe (EN) il 25.01.1946, residente a Catenanuova (EN);

ASSOCIATI ALLE SQUADRE FINALIZZATE AL TRAFFICO DI STUPEFACENTI OPERANTI NELL'AMBITO DEL CLAN CAPPELLO A CATENANUOVA

2. FRISENNA Filippo, nato a Catenanuova (EN) il 29.12.1980, ivi residente;
3. CAPUTA Mario, nato a Desio (MI) il 14.11.1985, residente a Catenanuova;
4. DI MARCO Prosperino, inteso "Rino" nato a Catania il 28.04.1990, residente a Catenanuova (EN);
5. ZAMMATARO Salvatore, alias "Turi u Nanu" nato a Catania il 21.12.1989 residente a Catenanuova (EN);
6. SPICUZZA Giacomo, nato a Catania il 18.10.1981, residente a Catenanuova (EN);
7. SCAFFIDI Giuseppe, alias "cocorito", nato a Enna il 23.01.1993, residente a Catenanuova (EN);
8. SAITTA Davide, nato a Catania il 08.01.1989, residente a Catenanuova (EN);
9. MAUGERI Andrea, nato ad Enna il 06.01.1990, residente a Catenanuova (EN);
10. PRESTIFILIPPO CIRIMBOLO Michael, nato a Catania il 12.05.1990, residente a Catenanuova (EN);

ALTRI INDAGATI DI RAPINA ED ESTORSIONE

1. DISTEFANO Angelo, inteso Zu Angelo, nato a Paternò (CT) il 23.03.1958 ivi residente, in atto detenuto presso la Casa Circondariale Catania-Piazza Lanza,
2. CANCEMI Alessandro, nato Biancavilla (CT) il 31.07.1982, residente a Catenanuova, già agli arresti domiciliari per altra causa;
3. MAZZAGLIA Emanuele, nato a Biancavilla (CT) il 12.12.1977, residente a Belpasso,
4. MAZZAGLIA Giuseppe Carmelo, nato a Ragalna (CT) il 16.07.1960, anagraficamente residente a Iolanda di Savoia (FE), domiciliato a Santa Maria di Licodia (CT).

FORNITORE DI ARMI

1. CARBONARO Antonino, detto Tony, nato a Paternò (CT) il 28.03.1984, residente Santa Maria di Licodia (CT),

SOGGETTI FACENTI PARTE DELL'ASSOCIAZIONE COSA NOSTRA - OPERANTE A REGALBUTO - SCHILLACI / ARCODIA PIGNARELLO

2. SCHILLACI Silvestro, nato Catania il 05.08.1981, residente Regalbuto;
3. ARCODIA PIGNARELLO Antonio, detto "Tony", nato Enna il 08.08.1978, residente Regalbuto (EN);
4. ARCODIA PIGNARELLO Sebastiano, detto "Seby", nato Catania il 31.01.1977, residente Regalbuto (EN),
5. CARDACI Samuele, nato Catania 01.01.1984, residente Regalbuto,
6. SCRAVAGLIERI Vito, nato ad Adrano (CT) il 11.08.1984, residente Regalbuto;
7. PINTAUDI Davide, nato ad Enna il 21.5.1981, residente a Regalbuto;
8. CATALANO PUMA Mario, nato Catania il 09.09.1983, residente Regalbuto C.da Difesa s.n. in atto detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Enna.

SPACCIATORI COLLEGATI O SOTTOPOSTI AL GRUPPO SCHILLACI / ARCODIA PIGNARELLO.

1. SCALIA Mario, nato Catania il 01.10.1954, ivi residente;
2. CHIANETTA Massimo, nato Bollate (MI) il 26.03.1971, residente Regalbuto (EN),
3. SCAGLIONE Salvatore Calogero, nato ad Adrano (CT) il 27.12.1984, residente a Regalbuto (ai domiciliari).

SOGGETTI FACENTI PARTE DI COSA NOSTRA A CENTURIPE

1. GALATI MASSARO Gianni, detto anche Giovanni, nato a Biancavilla (CT) il 31.01.1975, di fatto domiciliato a Regalbuto (EN), già detenuto presso la Casa Circondariale Catania Bicocca per altra causa;
2. GALATI MASSARO Santo, nato a Biancavilla (CT) il 22.07.1981, residente a Centuripe (EN)

Gli arrestati sono stati tradotti presso diverse carceri dell'Isola (Enna, Palermo, Augusta e Messina) ed il RUSSO FANO Sebastiano presso la Casa Circondariale di Monza, mentre ai soggetti già detenuti l'Ordinanza di Custodia Cautelare è stata notificata presso le sedi delle Case Circondariali già di rispettiva reclusione.