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Operazione "Agorà"

Operazione Agorà

Continuano ad emergere nuovi particolari dietro le quinte dell'operazione antimafia "Agorà" che, la scorsa settimana, ha portato alla scoperta di un nucleo, ancora attivo, della stidda: capeggiato, stando agli inquirenti, da Emanuele Palazzo.

Un notevole contributo alle indagini è giunto dalle dichiarazioni rese dall'imprenditore edile Ignazio Missud, spinto alla denuncia dal presidente dell'associazione antiracket Renzo Caponetti. E' stato proprio l'esponente dell'organizzazione dedicata al commerciante Gaetano Giordano a ricevere le prime confidenze dell'imprenditore. Missud, infatti, per diversi anni, ha dovuto sostenere il peso di "visite" fin troppo invadenti. Alle sue attività si sarebbero interessati diversi affiliati a stidda e cosa nostra. Ad avvicinarlo, per primo, sarebbe stato Giuseppe D'Arma, storico esponente di cosa nostra. Fu il boss a consigliarli di non rispondere ad altre richieste estorsive. "Se vengono – disse D'Arma a Missud – assicutili, tu te la devi vedere solo con me". L'incontro avvenne all'interno di un l bar di via Venezia: locale nel quale, dopo qualche giorno, l'imprenditore consegnò circa mille euro in contanti al boss. L'imposizione prevedeva di versare nelle mani del boss un ammontare pari al due percento degli appalti acquisiti dal gruppo Missud.

Con la collaborazione di Renzo Caponetti, a distanza di diversi anni dalle prime richieste estorsive ricevute, il noto imprenditore ha scelto di collaborare con gli inquirenti. In questo modo, i magistrati della Dda di Caltanissetta e i carabinieri del reparto territoriale hanno potuto approfondire altri episodi. Alla porta del gruppo Missud, inoltre, avrebbero bussato anche l'altro esponente di cosa nostra Alessandro Antonuccio e lo stiddaro Franco Morteo.

Fonte: quotidianodigela.it di Luca Maganuco

Operazione Agorà - arresti

Legione Carabinieri Sicilia
Comando Provinciale di Caltanissetta
Reparto Territoriale di Gela

Comunicato Stampa

Nell'ambito dell'operazione AGORA', condotta dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela la notte di Martedì 12 febbraio 2'13, che ha portato all'esecuzione di 18 Ordinanze di custodia cautelare in carcere – e alla disarticolazione della famiglia della "Stidda" gelese - importante contributo è stato fornito dalla collaborazione di un imprenditore vittima del racket estorsivo, collaborazione maturata grazie al fattivo intervento del presidente dell'Associazione Antiracket "Gaetano Giordano" di Gela, Cav. Renzo Caponetti.

L'imprenditore edile gelese ha collaborato con i Carabinieri alla ricostruzione di una serie di estorsioni subite nei primi anni del 2000 ad opera di storici esponenti delle consorterie mafiose gelesi quali ANTONUCCIO Giuseppe Alessandro, DI MAGGIO Paolo e MORTEO Francesco e D'ARMA Armando Giuseppe per Cosa Nostra.

In particolare, dichiarava di essere stato avvicinato, in più occasioni, dal pregiudicato MORTEO Francesco, che in quelle circostanze gli aveva chiesto il cd. "pizzo" per una serie di appalti che si era aggiudicato.

Dichiarava altresì che nell'anno 2000, veniva avvicinato da D'ARMA Giuseppe, detto "Pino", mentre si trovava all'interno del bar Tex, che senza mezzi termini gli chiedeva se si era presentato qualcuno presso il suo cantiere per chiedere somme di danaro o comunque regali. L'imprenditore, che conosceva il suo interlocutore, rispose negando che qualcuno si fosse fatto vivo avanzando simili richieste, sentito ciò il D'ARMA gli diceva "se vengono assicutili (mandali), tu te la devi vedere con me". Dopo tale affermazione il D'ARMA Giuseppe a chiare lettere formulò una richiesta estorsiva pari al 2% dell'importo dei lavori che aveva in corso il cui importo ammontava a lire 900.000.000 vecchio conio. Il giorno dopo, previo appuntamento, già concordato nella stessa giornata in cui ebbe a ricevere la richiesta di estorsione, consegnò al D'ARMA Giuseppe la somma di lire 1.000.000 a titolo di acconto nei pressi del bar Tex di via Venezia.

Nel corso delle dichiarazioni denunciava inoltre che nel mese di Febbraio 2008, veniva avvicinato anche da ANTONUCCIO Alessandro, il quale si presentava subito quale soggetto appartenente alla famiglia mafiosa degli "stiddari", formulandogli delle richieste estorsive, dicendogli specificatamente "vedi che dobbiamo fare dei regali alla famiglia, vedi come ti devi comportare".